Polpa Ink

Anche l’occhio vuole la sua parte

Tra tutorial, matite verdi e limoncello

Quando avevo tredici anni mi approcciai per la prima volta al mondo del make up con l’animo di una self made girl: avevo deciso, senza pormi problemi a riguardo, che la matita verde acqua rendeva i miei occhi marroni un po’ più luminosi e colorati. 

La applicavo con mano malferma nella piega interna dell’occhio e, nonostante il risultato fosse discutibile, mi sentivo bene, mi sentivo bella.

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Poi in Italia arrivò il boom di Youtube e io, da buona millennial, accolsi con gioia il suo arrivo. 

Youtube portò con sé una rivoluzione, i tutorial, dove chiunque e ovunque nel mondo può, che sia competente o meno in materia, insegnarti qualcosa di nuovo da applicare nella vita di tutti i giorni.

Avevo fame di vedere e conoscere persone che si ponevano i miei stessi quesiti e che avessero già (che fortunati), trovato conferme da condividere (che generosi), con tutto il mondo. 

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Ma l’entusiasmo lasciò il passo al panico quando, tutorial dopo tutorial, iniziai a mettere in discussione molte delle scelte che avevo sempre attuato. Ad esempio, scoprì ben presto che la matita verde acqua era assolutamente sbagliata per il mio colore di occhi e che avrei sempre e per sempre dovuto optare per una classica matita nera, o meglio ancora marrone, proprio come il colore dei miei occhi. E come spesso accade quando segui passo dopo passo le indicazioni che ricevi da qualcun altro, i risultati disastrosi non attesero ad arrivare.

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Mi sentivo una fallita, non solo avevo sempre sbagliato a usare la matita verde acqua, ma nemmeno ero capace di imparare ciò che era più giusto per me. Ma era davvero giusto per me? Più mi addentravo nel mondo dei tutorial più mi sembrava di non star rispettando le regole del gioco,  ma quelle regole io non le avevo mai approvate, mi ero solo ritrovata a seguirle. Alla fine buttai via la matita verde acqua e diventai bravina a realizzare quei make up giusti per me. Non mi sono però mai più sentita sicura di me come quando a tredici anni indossavo la mia matita preferita, sbagliata per me.

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Su Youtube oggi sono oltre 50 milioni le persone che guardano ogni mese video-tutorial dedicati alla bellezza.

Il perché è semplice: vogliamo tutti apparire al meglio e, per non sbagliare, ci affidiamo a figure che non sono nè così vicine alla zia che fa il dentifricio in casa, nè così lontane da uno specialista della materia. E restando nel campo della bellezza, quasi metà dei suoi guadagni, ben il 44%,  proviene proprio dalla rete, grazie alle beauty influencer.

I tutorial a tema beauty non sono tuttavia gli unici a riscuotere così tanto successo. Basti pensare al business dei tutorial di ricette, il cui pioniere assoluto in Italia è Giallo Zafferano, tuttora sull’Olimpo dei siti web più visitati e apprezzati dagli Italiani. La sua storia richiama un po’ l’italian dream a cui tutti ambiamo: il sito di cucina più visitato dagli italiani viene fondato nel 2006 come frutto dell’ambizioso progetto di Sonia Peronaci,appassionata di cucina e desiderosa di trovare un modo per condividere con le persone quelle vecchie ricette polverose presenti nei libri di cucina. Il successo di Giallo Zafferano consiste senza dubbio nella semplicità delle ricette e nella forza delle foto che illustrano passo passo tutto il processo necessario per realizzare le varie creazioni culinarie. Eppure io ora farò coming out: a me, quando seguo le ricette alla lettera, i piatti mi riescono sempre male.

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Alt, ora so che la cosa più semplice da pensare è: se sbagli a truccarti e  se sbagli anche a cucinare sei tu ad avere qualche problema, ma non credo che sia così. Credo che il problema inizi quando scegliamo di mettere in stand by la nostra capacità di osservare, di giudicare, di seguire il nostro istinto. E la conferma a questa teoria me l’ha data mia nonna, nonna Chicca. Nonna Chicca cucina da quando è una bambina e non lo dico per essere di parte, ma nessuno cucina bene come lei. Scusa nonna Bina. Comunque dicevo, nonna Chicca ha tanti cavalli di battaglia, ma se c’è una cosa in cui è insuperabile è la ricetta dei bignè allo zabaione. Ogni volta che sono in un bar, al ristorante o a una fiera di dolci io ci provo: se li trovo li compro e li assaggio. Resto però sempre delusa: lo zabaione degli altri non è mai così corposo, così gustoso, così bilanciato nella sua percentuale di Marsala.

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Un po’ come Frodo con l’ambito anello o Harry Potter con la pietra filosofale, ho sempre desiderato possedere questa famosa ricetta, ma non mi sono mai ritenuta degna di ottenerla. Fin quando, all’ultima cena di Natale, complice il clima rilassato e gioviale, mi sono buttata. Le ho chiesto di insegnarmi la sua ricetta. La sua risposta però mi ha spiazzata: “Potrei farlo, ma stai sicura che i bignè non ti verrebbero. Per far sì che qualcosa ti riesca devi andare a sentimento, devi affidarti  al tuo istinto”.

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Ok… ma…. come funziona?

In un primo momento sono rimasta perplessa da questa sua risposta alla maestro Yoda, fin quando non ho avuto modo di confrontarmi con una storia simile, quella di Livia e di sua nonna. Della nonna di Livia so due cose: che era capace di friggere tutto ciò che le capitava davanti e che preparava un limoncello che, a parte bloccarti in un primo momento le coronarie per la quantità di alcool presente, era inimitabile. E probabilmente a renderlo inimitabile era proprio il fatto che non si fosse mai affidata a una vera e propria ricetta.

Difficile quindi per Livia , a capo dell’operazione limoncello per la prima volta questo Natale,  riprodurre tale caposaldo familiare basandosi solo su alcune indicazioni come “limoni: dipende da quanto sono grossi” “ zucchero: fai un po’ te”, “ alcool: vai ad occhio”. 

Livia però non si è scoraggiata e proprio partendo da quel “vai a occhio” è riuscita a portare avanti la sua impresa che, come potete giudicare anche voi, ha completato con successo. Per quanto riguarda il gusto,  al momento il limoncello è a riposare nelle dispense della sua famiglia, però ci è giunta voce che sia molto buono e molto alcolico, proprio come quello di sua nonna.

La matita verde acqua, il consiglio di nonna Chicca per i bignè allo zabaione, quello della nonna di Livia per il leggendario limoncello: tre storie, tutte che ci fanno pensare che è proprio quando andiamo ad occhio e seguiamo il nostro istinto che le cose ci vengono bene.  

Del resto ne sanno qualcosa i nostri primissimi antenati, gli homo sapiens, che milioni di anni fa, molto prima dell’arrivo di  Benedetta fatto in casa, erano in grado di “andare a fare la spesa”, cucinare e sfamarsi basandosi solo sul loro istintivo senso di sopravvivenza. O ancora, ne sanno qualcosa gli Egiziani, che molto prima dell’avvento dei primi tutorial di Clio Make Up avevano già imparato a tracciare sulle loro palpebre sottili e lunghe linee nere con il kajal, senza sapere che si sarebbe poi chiamato eyeliner e che sarebbe diventato un trend per le generazioni successive.

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A questo punto quindi la domanda sorge spontanea:

Cosa ci ha portato sempre di più a smettere di seguire il nostro istinto e a seguire quello degli altri?

Tralasciando i numerosi saggi scritti a riguardo da Charles Darwin e da altrettanti suoi colleghi , possiamo riassumere così: in due lo sforzo è sempre minore. E nel nostro caso uno dei due è il tutorial step by step, l’influencer, il tool, l’annuncio personalizzato di turno. Che poi tutto questo dovrebbe servire a farci risparmiare tempo, ad andare dritti al sodo, ma alzi le mani chi non ha mai restituito un prodotto che sulla carta era perfetto per lui, ma che poi non riusciva proprio a vedersi addosso. O chi non ha mai tirato fuori dal forno una ciambella piatta non spiegandosi come fosse possibile avendo seguito alla lettera la ricetta del sito.

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Così ho deciso di lanciare un nuovo trend per il 2020: tornare a fare le cose che più ci piacciono ad occhio, o per i più romantici, a sentimento.

Dal preparare un limoncello basandosi solo sui ricordi legati alla sua preparazione, al passeggiare per i negozi ed entrare a provare solo il capo che ad occhio ci ha colpito di più. Anche se è proprio di quel colore che per tutti ci sbatte addosso, anche se dovesse sbucare improvvisamente da un cespuglio Enzo Miccio di Ma come ti vesti per tentare di dissuaderci dal compiere il più terribile degli sbagli.

Io per il momento ho iniziato provando a preparare oggi pomeriggio insieme a nonna Chicca i suoi famosi bignè allo zabaione.

“ Nonna, ma quindi quanto Marsala dovrei versare? Devo continuare a girare così la crema o cambio verso?”

“ E che ne so io, vedi tu, vai ad occhio!”

Ilaria